Litoclasia

 

La litoclasia è una metodica di interventistica ecoguidata che risolve in maniera definitiva il problema delle calcificazioni della periartrite di spalla. Le calcificazioni sono la causa più frequente di dolore acuto e cronico alla spalla, che ha come diretta conseguenza  l'impotenza funzionale, ovvero l'impossibilità di svolgere movimenti anche minimi, con difficoltà nel vestirsi, pettinarsi, guidare e lavorare.

L’unica alternativa alla chirurgia (peraltro sempre meno utilizzata per le calcificazioni) è la litoclasia, che consiste nello scioglimento delle calcificazioni tendinee e nella loro asportazione.

 

La litoclasia si effettua con anestesia locale e in campo sterile, esclusivamente con aghi specifici, posizionati su guida ecografica. Le calcificazioni vengono frantumate, sciolte e  in massima parte asportate. Per effettuare questo intervento l’operatore deve possedere buona esperienza in ecografia della spalla, conoscerne l’ anatomia ecografica per sapere dove posizionare gli aghi ed essere in grado di fare la corretta diagnosi ecografica in base alla patologia riscontrata. 

Alla fine del trattamento si iniettano i farmaci specifici anti-infiammatori e protettivi ristrutturanti (cortisonici e acidi ialuronici) nelle sedi prestabilite, sempre raggiunte sotto guida ecografica. La litoclasia è un trattamento definitivo poiché, una volta asportate, le calcificazioni non si formano più.

 

Una metodica simile può essere sfruttata nella borsite calcifica, che si forma come conseguenza dello scioglimento spontaneo delle calcificazioni della periartrite, con invasione della borsa subacromiale, la quale si infiamma provocando un dolore acuto e invalidante alla spalla, non risolvibile con gli antinfiammatori assunti per via sistemica.

Il primo sintomo di questa patologia è l'impossibilità di dormire, dal momento che il dolore si accentua sempre di notte. Il paziente "acuto" si trova quindi in una situazione di stress, debilitante sia per il dolore, sia per la stanchezza generale.

Il trattamento che si adotta in casi simili è il cosiddetto "lavaggio bursale", che adotta nuovamente il posizionamento degli aghi in anestesia locale, ma non più nei tendini, quanto nella borsa subacromiale, che viene “lavata” dal pulviscolo di calcio, per poi essere trattata con farmaci specifici.

La borsa subacromiale normalmente è collabita, ovvvero non contiene alcun liquido, ma è un "sacchetto" vuoto. Queste caratteristiche devono chiaramente essere riconosciute dall'operatore, la cui esperienza nell'ecografia muscolo - scheletrica risulta fondamentale.

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